PARMA – Immatura, fragile a tratti infantile, ma capace di intendere e di volere all’epoca dei fatti. La perizia psichiatrica definisce così Chiara Petrolini, la 22enne accusata di aver ucciso e sepolto i suoi due figli appena nati nel giardino di casa a Vignale di Traversetolo. Incaricate dalla Corte d’Assise di Parma, le perite Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli non hanno identificato una patologia che possa aver inciso sulla capacità della giovane imputata, ritenuta anche capace di stare in giudizio, pur ritenendo che abbia bisogno di cure.
Alla ragazza vengono contestati il duplice omicidio premeditato con soppressione di entrambi i cadaveri dei neonati: rischia l’ergastolo, anche se nelle conclusioni delle perizia Chiara viene definita “soggetto meritevole di un trattamento e percorso di cura non così differente da quelli dedicati per minori”. Marina Carla Verga, psichiatra milanese, e Laura Ghiringhelli, responsabile del Servizio Diagnosi e cura dell’ospedale di Legnano, verranno sentite nel corso della prossima udienza, il 13 febbraio. Il processo si avvia alla conclusione della fase istruttoria: anche per i consulenti dell’accusa non ci sono elementi per parlare di un’infermità mentale. Di tutt’altro avviso i periti nominati dai legali della giovane.
“Cosa dovevo fare?” chiede Chiara Petrolini quando le viene contestato, durante la perizia, il seppellimento dei due figli neonati. La ragazza pensa di non aver commesso nulla di male, solo in un secondo momento, ammette di avere sbagliato. Collabora con le consulenti ma senza cogliere l’invito ad aprirsi con loro per dare una vera comprensione di sé e dei fatti, spiegano nella relazione, sottolineando che “la ragazza ha paura di finire in carcere”. Secondo le perite non c’è una spiegazione soddisfacente a comprendere la “ripetitività del gesto”. Le esperte evidenziano anche un aspetto “vendicativo” del carattere: “per salvare la propria vergogna, Chiara sembra disposta a tutto, accumula in sé il pensiero e il dolore di non essere vista per poi poterlo restituire a tempo debito facendo sentire l’altro in difetto e inadeguato”. Da un lato “il sentirsi oggetto di giudizio e senso di vergogna” ma anche la “soddisfazione nel potersi vendicare potendo in qualche modo ristabilire un equilibrio”.
La psicoterapeuta che segue ora la 22enne le ha diagnosticato un disturbo dell’adattamento ma secondo le consulenti del tribunale paura, insonnia, il calo di slancio vitale (pur riuscendo a studiare e dare esami), sono da ricondurre all’esito del processo.
La sentenza di primo grado potrebbe arrivare entro l’estate. (ANSA).
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